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La verve graffiante e spietata di Antonio Latella torna a vivisezionare i meccanismi più squallidi e vuoti delle dinamiche sociali, della menzogna e dell’orrore di un mondo dove tutto è maschera, finzione, baratto e denaro, dove il consumismo divora uomini e sentimenti dietro il sorriso beffardo della maschera. Sotto di essa rimane soltanto un vuoto incolmabile ed una vertiginosa solitudine.
Latella riprende in mano un grande classico della commedia goldoniana, con il coraggio e l’intraprendenza di chi non si lascia intimidire dalla riverenza suscitata dalla bravura irraggiungibile di Strehler, che negli anni ’70 partorì su questa stessa traccia un lavoro magistrale. Latella non si spaventa ed entra a gamba tesa nel lato più oscuro e torbido di Goldoni, dove la parola amore è contaminata dall’incesto, dalla mercificazione, dall’interesse, dai travestimenti e dalle bugie.

Latella e Ken Ponzio hanno riscritto il testo portando alle estreme conseguenze le ambiguità e l’anima nera del drammaturgo veneto, trasferendole in uno strano connubio di commedia e dramma borghese calato in una ambientazione contemporanea, perché le miserie umane allora come oggi sono rimaste le stesse.
L’unica ombra di verità è proprio nella maschera, in quell’Arlecchino iconoclasta in abito bianco che è personificazione del teatro come ammette lo stesso Latella. Arlecchino è la finzione che racconta la verità, è colui che pur dicendo la verità appare a tutti come un mentitore.

Il servitore di due padroni, tratto da una commedia di Carlo Goldoni si terrà a Cattolica presso il Teatro della Regina, martedì 14 gennaio, a partire dalle ore 21.15.

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